Giu 29, 2011 - 2 Comments - Gestione dei conflitti -

Avvocati, conflitto e persone: quando il diritto non è tutto.

Anticipo i primi risultati di un piccolo lavoro di ricerca che ho iniziato da poco e consistito in un sondaggio rivolto ad alcuni avvocati (campione di circa 200 soggetti intervistati).

Si tratta di un questionario con 15 domande, le cui risposte sono state raggruppate in 3 diversi insiemi.

Questi i quesiti del primo gruppo:

  1. Credi che il conflitto relazionale possa prescindere dalle questioni di merito ?
  2. Hai mai avuto la sensazione che oltre al diritto, esista “altro” nel problema portato dal cliente (emotività, voglia di riscatto o rivincita morale o personale) ?
  3. Credi che esista una emergenza conflittualità in Italia?
  4. L’avvocato si trova  al bivio tra soluzione processuale e non processuale dei problemi delle persone ?
  5. L’avvocato deve occuparsi solo di questioni prettamente giuridiche ?

Queste le risposte:

Si può considerare:

A)  La maggior parte degli avvocati ha idee non del tutto definite sul conflitto relazionale, poiché più del 50% non sa se esso possa prescindere dalle diverse questioni di merito: si litiga con qualcuno o su qualcosa?

B) Praticamente tutti gli avvocati si rendono conto che c’è qualcosa oltre al diritto: come reagiscono, però, di fronte a questo? Ne prendono atto, tornando dunque ad occuparsi dei (soli) aspetti giuridici, o si preoccupano del fenomeno conflitto in quanto tale?

C) Oltre il 60% degli intervistati riconosce che esiste un emergenza-conflitto e poco meno si rendono conto di essere al bivio: fare causa o fare altro?

D) Più di due terzi dei colleghi riconosce anche che l’avvocato non debba occuparsi di solo diritto: cioè è coerente con le risposte date in precedenza e si coniuga in maniera significativa con i risultati del secondo gruppo che riguardano le seguenti domande:

  • (domanda n. 14) Credi che le competenze di psicologi possano essere utili nella normale attività forense ?
  • (domanda n. 15) Credi che le competenze di psicologi possano essere utili nell’attività forense solo in presenza di “patologie”  o per dubbi sulla capacità di agire o di intendere e di volere
  • (domanda n. 6) L’avvocato, per occuparsi di questioni non prettamente giuridiche, dovrebbe avere  un’apposita formazione ?
  • (domanda n. 7) Ritieni che la formazione universitaria giuridica dovrebbe essere integrata con competenze non giuridiche (comunicazione, negoziazione, problem solving, gestione conflitto) ?
  • (domanda n. 8) Ritieni che la formazione dell’avvocato dovrebbe essere integrata con competenze non giuridiche (comunicazione, negoziazione, problem solving, gestione conflitto) ?

Queste le risposte per il secondo gruppo:

In sintesi sembra proprio che il campione nel 50% dei casi veda lo psicologo (o la psicologia?) come una risorsa da utilizzare anche al di fuori delle patologie (domanda 15), ma non sa come o quando (v. frammentarietà delle risposte alla domanda n. 14) e sembra anche che per migliorare la sinergia avvocatura-psicologia/problem-solving e gestione conflitto si debba intervenire sin dalla formazione (circa il 60%) in ambito universitario (oltre l’80%) o in sede di aggiornamento professionale o formazione continua (poco meno dell’80%).

E pensare che la maggior parte degli insegnamenti universitari e dei seminari/corsi per avvocati si preoccupano soprattutto di diritto, contenuti e merito…

C’è di che riflettere.. (intanto stiamo allargando il campione… )

 

2 Responses to Avvocati, conflitto e persone: quando il diritto non è tutto.

  1. epifanio

    Ho seguito un corso per mediatori (a Catania, con te come insegnante – docente ottimo sotto tutti i punti di vista), abbiamo tutti notato, te compreso, che i molti avvocati che seguivano il corso avevano, al contrario dei laureati in economia e commercio, una tendenza quasi naturale al contenzioso ed in particolare a quello davanti al giudice, pur essendo coscienti di non poter prevedere il giudizio del giudice. Come dire, non so come andrà a finire ma intanto facciamo causa. Purtroppo il destino della mediazione è anche nelle mani degli avvocati, che come liberi professionisti decideranno di portare in mediazione i propri clienti. E non è un caso, e mi riferisco all’evoluzione della normativa, si vada verso l’obbligatorietà del patrocinio in mediazione. Come dire: se esiste la mediazione obbligatoria obblighiamo i cittadini ad avere un avvocato obbligatorio in mediazione.

    1 Lug 2011 -
  2. Andrea B.

    Grazie molte del commento. Si potrebbe in effetti pensare che la tendenza al contenzioso potrebbe essere una forma mentis o una struttura cognitiva di cui gli avvocati non sono del tutto consapevoli. I risultati mi fanno pensare, però, che qualche dubbio stia sorgendo..
    Un saluto a te e..all’elefante in piazza e…mangia un cannolo da parte mia!

    2 Lug 2011 -

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