Alessandro Magno, il problem solving e… la mediazione.


Immagine tratta da Wikipedia

Sembrano 3 cose non molto “connesse”…: un grande condottiero ed imperatore dell’antichità, una “tecnica” (?) per la risoluzione dei problemi e la mediazione…

Le ultime due, a pensarci, non sono molto distanti; anzi uno dei modelli più applicabili nella mediazione (almeno in quella civile) è proprio quello finalizzato alla risoluzione del problema che – nella specie – è il raggiungimento di un accordo.

Altri tipi di mediazione (penale o familiare) non puntano affatto alla risoluzione di un singolo problema su una questione di merito (tecnico o giuridico) ma, a seconda dei casi, al cambiamento, alla gestione della relazione o dell’emotività: il modello teorico ideale è allora quello della mediazione sistemica, umanistica o trasformativa.

Ma qui, oggi, interessa la mediazione civile finalizzata all’accordo che ha come obiettivo proprio quello di risolvere un problema all’apparenza irrisolvibile: far accordare due soggetti che litigano o sono in disaccordo.

Ma…Alessandro Magno… 😯

Potrebbe trattarsi in realtà di un problema difficile da risolvere, ma comunque risolvibile, come quello di battere un nemico asserragliato in una rocca posta in posizione elevata, con un unica via di accesso ben difesa e difendibile in cui tutti i precedenti attacchi per quella via sono già falliti..Un nemico che ha pure l’ardire di farsi beffa degli attaccanti “Solo degli uomini alati potrebbero attaccarci con successo quassù..

La questione è complicata dalle scarne tecnologie a disposizione: niente aerei.. bombe.. catapulte o altre macchine da guerra atte allo scopo..

Che fare? Questo si deve esser chiesto Alessandro Magno di fronte (ops.. sotto…) alla Rocca di Sogdiana.

Aguzzare l’ingegno è la risposta.. Ma che significa?

Beh.., innanzitutto avere dei consiglieri competenti, saggi ed aperti all’innovazione  con cui fare brainstorming. Avere l’intelligenza di ascoltarli, elaborare tutti insieme alternative e scegliere quella che sembra la migliore.

Questo serve per utilizzare al meglio quel poco che si ha a disposizione e giungere a fare quello che nessuno ha mai fatto prima e che il nemico – di conseguenza – non si aspetta: scalare una parete inaccessibile.

Come fare: guardare le cose da un diverso punto di vista.. già è molto: ciò basta per trasformare un picchetto da tenda in un chiodo per la progressione su roccia (Messner ante litteram…) o una fibra di lino in una corda per arrampicata..

Con chi fare: con un gruppo di arditi (o pazzi.. questione di punti di vista…) pronti a fare quello che nessuno ha mai fatto prima..

Come concludere: sfruttando quel che il nemico – spavaldo, offre: vuole soldati alati.. e soldati alati avrà!!!

Il tutto è riassunto in questo filmato riadattamento da un documentario della BBC.

Ovviamente in mediazione non ci sarà Alessandro Magno e non si useranno picchetti e corde.. ma “rubare” un po’ di idee che hanno dimostrato di funzionare potrebbe essere una buona idea..

In questo caso l’approccio al problema ed il metodo utilizzato:

  • definizione corretta ed accurata del problema
  • determinazione specifica degli obiettivi strategici (e tattici.. di conseguenza)
  • analisi delle tentate soluzioni precedenti (inefficaci)
  • creatività ed innovazione

Non so se tutti i mediatori lo potranno o sapranno fare, ma con i “consiglieri” giusti ed il metodo giusto.. si possono risolvere molti problemi.. irrisolvibili (in apparenza)…

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