Quelle che normalmente vengono definite “bestie” sembrano risolvere le loro dispute in maniera più coerente di quello che facciano gli umani (magari non tutti…).

Gli animali, che noi riteniamo essere inferiori e privi di capacità cognitive, risolvono le proprie controversie (ad esempio il predominio su un certo territorio) misurandosi in lotte che di norma non si concludono con una battaglia all’ultimo sangue, ma con l’abbandono del soggetto più debole, ossia quello più vecchio, meno forte, che ha dovuto sostenere più scontri, che non si ciba da tempo o che è malato.

Tale valutazione di debolezza è il frutto di una serie di considerazioni svolte effettuando una sorta di comparazione tra  le proprie condizioni e quelle dell’avversario. La posta in gioco è alta: sbagliando valutazioni si rischia la vita.
Il sistema funziona giacché l’equilibrio è preservato.

L’uomo invece tende a sottovalutare questi aspetti elaborando strategie e facendo ipotesi sul futuro, mentendo qualche volta (e prima di tutto proprio a se stesso), sia circa le proprie debolezze che sui mezzi e sulle capacità dell’avversario. Inoltre talvolta subentra la “questione di principio” che prescinde evidentemente dalle forze in gioco.

La posta in gioco sembrerebbe non essere così alta come nel caso che precede, ma gli effetti di un conflitto non risolto efficacemente possono essere assai rilevanti: stress psicologico, spese da affrontare, decisioni rimandate (quelle che dipendono dalla risoluzione del conflitto) relazioni compromesse ed anche reazioni emotive più o meno violente. E’ davvero difficile dire se, in tale situazione, il sistema funzioni in modo equilibrato.

Il tutto è potrebbe apparire assai poco “razionale”, specie in quei casi in cui si vuol davvero risolvere un conflitto.

Insomma l’essere umano, raramente utilizza una delle poche soluzioni che funzionano davvero per risolvere i conflitti: il disarmo unilaterale.
Quel sistema utilizzato dagli animali…che dovrebbero essere irrazionali. L’animale che si disarma, infatti, abbandona la lotta e se ne va in cerca di un altro territorio (di un altro..partner..o di altro cibo..). L’uomo, invece, mostra riluttanza ad abbandonare – con la stessa facilità o sistematicità – le lotte in cui è coinvolto, essenzialmente per due motivi:

  • l’orgoglio: abbandonare significherebbe arrendersi. Si potrebbe, invece, pensare che litigare è un gioco in cui bisogna essere almeno in due..; ergo se io non amo partecipare a questo gioco posso porvi fine semplicemente “tiramdomene fuori” ossia smettendo di giocare. Smettendo di litigare.
  • l’economia emotiva: è una disciplina giovane (bellissimo il libro di Motterlini con questo titolo) che ci spiega come l’uomo pensa di appartenere alla razza dell’ homo oeconomicus di Smithiana memoria (anche se voci di dissenso si levano circa la paternità di questo uomo razionale al celebre economista) mentre in realtà appartiene a quella dell’ homo emotivo… Tende ad usare principi del tipo: “Ho fatto 30, facciamo 31..” anche quando ciò è assolutamente irrazionale o perché è appunto schiavo del risentimento, del desiderio di vendetta o di rivincita. Delle emozioni, in definitiva

Recenti studi sulla razionalità degli animali sono stati condotti, tra l’altro, presso l’Università di Buffalo (New York) come riportato da M. Hanlon (Dieci domande alle quali la scienza non può (ancora) rispondere, Ed. Le Scienze, 2008). Susan Hurley e Matthew Nudds psicologi dell’Università di Oxford hanno invece pubblicato il libro Rational Animals?

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